La campanella finalmente suonò e tutta la quinta F del liceo classico “Eugenio Montale” uscì di corsa dalla classe, per assaporare la tiepida brezza e i raggi del sole di settembre. Paolo come sempre si attaccò come un’ombra a Letizia. Non le dava tregua! Gli piaceva la sua semplicità e il suo silenzio. La felpa che indossava le copriva il seno prosperoso e la pancetta, e attorno ai fianchi portava sempre una giacca per coprirsi il sedere. Portava sicuramente una 48. I suoi occhi però erano magnetici, color ghiaccio, e il suo viso era delicato, femminile. Naso piccolo e bocca stretta a cuoricino.

Nessuno prima di lui l’aveva corteggiata con tale ardore per cinque anni e per questo era diventato il suo migliore amico. Se non fosse stato l’oggetto delle prese in giro e degli scherzi di tutta la scuola, per via della sua eccessiva magrezza e per i capelli rasta sempre sporchi, probabilmente ci si sarebbe messa insieme. O forse no. Letizia non amava i modi espliciti e goffi con cui i suoi coetanei si rivolgevano alle ragazze. E poi era convinta che non avrebbe avuto molto da parlare con loro: erano interessati solo al calcio e ai motori. Lei invece passava le ore a leggere le poesie di Neruda e ad ascoltare Enrique Iglesias.

Questa volta fu più difficile del solito per i due amici farsi largo tra i ragazzi per uscire. Erano tutti ammassati all’entrata principale e guardavano in un’unica direzione, ridendo e schiamazzando.

“Ammazza, guarda quella quant’è bona!”. L’esclamazione di Paolo meravigliò molto Letizia. Non l’aveva mai sentito esprimersi così in sua presenza. Eppure la ragazza che stava parlando con il preside meritava ampiamente il complimento. Sembrava una dea (alta, magra,bionda naturale, chiara di carnagione e tutta proporzionata) e tutti i ragazzi stavano pensando tra loro come rivolgerle la parola il giorno successivo, quando sarebbe entrata in classe.

Infatti Giorgio, detto “er Segugio”, perché sapeva vita, morte e miracoli di tutti, li aveva informati che la Dea si chiamava Valentina, aveva 20 anni e si trovava lì per ripetere il quinto anno in una nuova scuola. Si vociferava che, a causa di ripetute sospensioni, l’avessero bocciata due volte.

La mattina dopo, Letizia la vide entrare nella sua classe e tolse lo zaino dalla sedia, visto che l’unico posto disponibile era nel banco di lei e Paolo. Lui era visibilmente emozionato e tutti fischiavano, per ribadirgli la sua enorme fortuna. Per tutta la mattina le parlò e Letizia, per la prima volta, si sentì di troppo. Però le piaceva comunque sentire la voce della nuova ragazza: aveva un tono basso e sensuale, senza sprazzi di dialetto. Dai suoi capelli lunghi e ondulati si sprigionava un profumo di mughetto.

Quando se ne andarono, Paolo salutò velocemente Letizia e offrì un passaggio con lo scooter a Valentina, che accettò subito e si allontanò. Per un istante le due ragazze si guardarono intensamente. Valentina l’aveva chiaramente sfidata, pensò Letizia, e tornando a casa guardò con tristezza i suoi fianchi larghi. Come poteva sperare di vincere? Magari avere un fisico e un carisma come il suo!

Passarono i giorni. La Dea e Paolo si erano messi vicini, con una scusa banale (“Non ti dispiace se lei siede al tuo posto? Vogliamo ripassare latino: noi andiamo male, mica come te… “). E si scoprì che all’intervallo non andavano più a chiacchierare con gli altri, ma se ne stavano appoggiati al termosifone appena fuori dalla classe, a scambiarsi parole sottovoce e timidi sorrisi.

Al ritorno a scuola, dopo le vacanze di Natale Natale, Letizia li vide entrare mano nella mano, e così decise di cambiare posto. Non tollerava di fare ancora la candela. Tranne qualche saluto, qualche frase di circostanza e i continui sguardi di sfida di Valentina, non parlava molto con loro e ormai si sentiva terribilmente a disagio.

Il suo orgoglio fu definitivamente scosso quando li scorse casualmente in un angolo baciarsi con ardore. Basta! Lei non era seconda a nessuno e d’ora in avanti, avrebbe fatto seriamente la dieta e non avrebbe più saltato la lezione di educazione fisica. Nel giro di tre mesi perse 11 chili e, appena arrivò la tiepida primavera, anche lei cominciò a indossare magliette aderenti e gonne corte come le sue compagne di classe. Doveva essere proprio innamorata di Paolo!

Un giorno, trattenutasi a scuola più del previsto, dato che in matematica andava male e aveva dovuto seguire la lezione di recupero, pensò di andare in bagno a specchiarsi, per vedere i suoi progressi. Appena varcò la soglia, la sua attenzione fu richiamata da respiri veloci e sospiri prolungati: in uno dei due bagni c’erano Valentina e Paolo che stavano amoreggiando, con la porta socchiusa, incuranti di tutto e di tutti. Lei era seduta sul water a gambe aperte, la gonna era sollevata e piegata. Le mutandine erano per terra. Lui era inginocchiato su di lei e la leccava. Prima all’interno delle sue cosce, lentamente, e poi immergeva la faccia nella sua vagina e passava la lingua tra le grandi e piccole labbra, mentre con il pollice della mano destra le strofinava il clitoride, sempre più velocemente. Era tutta bagnata e dischiusa, come un bocciolo di rosa baciato dalla rugiada.

Letizia voleva scappare, ma allo stesso tempo voleva essere spettatrice silenziosa di quel piacere. Si avvicinò ancora. Da quella angolazione poteva vedere tutto. Paolo continuava a leccare sempre più voracemente e intanto si stava masturbando. Non doveva essere stato difficile tirarsi fuori il pene dai pantaloni della tuta, che erano molto larghi e avevano una comoda apertura a strappo invece della cerniera. Lo scuoteva frenetico con la mano e il glande era visibilmente arrossato. Non sembrava appartenesse a lui, era un cazzo grosso e scuro. In un attimo di lucidità, Valentina vide quello che il suo ragazzo stava facendo e si eccitò ancora di più, gli strinse forte la testa tra le sue cosce, contro la sua passera. Paolo non era poi così imbranato, aumentò il ritmo delle leccate e pareva volesse mangiarsela…

Letizia provò un certo imbarazzo, quando si accorse che con la mano si stava sfiorando l’inguine e scendeva sempre più giù. Si fermò ma poi riflettè… a quell’ora non c’era nessuno! Timidamente cominciò ad addentrarsi sotto la minigonna e insinuò il dito medio nelle mutandine.

Intanto al suo amichetto non bastava più menarsi il coso freneticamente, si era alzato e voleva infilarglielo dentro. La cappella turgida era proprio davanti alla fessura della vagina e quasi la toccava.

“Ti prego sto scoppiando.. ti voglio scopare tutta!”

Ma Valentina, nonostante l’eccitazione, sembrava titubante.

“Amore… Dai…Non possiamo farlo così, senza niente..”

Il ragazzo però era risoluto, continuava ad avvicinare il grosso cazzo e strofinò la punta su tutta la fica, finché cominciò a penetrare nel suo buchino stretto.

“Dai Vale… Lo senti quanto ce l’ho duro.. Ti voglio!”

Sentire quel pezzo di carne nuda e vibrante contro di lei, annullò ogni barlume di razionalità. Valentina aprì bene le cosce, mise le mani dietro il sedere di Paolo e se lo spinse tutto dentro. Sicuro di essere penetrato per bene, lui cominciò ad andare su e giù contro di lei. La sentiva tutta attorno, più spingeva e più si contraeva… Il suo cazzo si ingrossò ancora, era inebriante fottere senza tregua.

Intanto la spettatrice silenziosa continuava a masturbarsi, infilava il dito dentro e fuori la fica, pensando che fosse il pisello di Paolo. Ansimava rumorosamente, senza curarsi che qualcuno potesse udirla. Si sentiva troia e in quel momento avrebbe fatto qualsiasi cosa per essere parte di quel bel quadretto.

“Ma cosa fai lì! Paolo fermati!” Valentina si era accorta della spettatrice, e subito smise di scopare, chiudendo le gambe e diventando rossa. Era imbarazzata e infuriata! Rimasero un minuto a guardarsi tutti e tre, poi lei cominciò a urlare a Letizia:

“Ma perché eri lì che ci guardavi e ti masturbavi?? Ma non ti vergogni a fare queste cose? Sei una maniaca, una pervertita!”

“Veramente io volevo solo andare in bagno…” disse Letizia

“Ma stai zitta, sei solo una schifosa!”

Paolo provò a difendere l’amica: “Dai Vale calmati, non l’ha fatto apposta… Non è un peccato mortale guardare due che trombano.”

La ragazza a questo punto andò su tutte le furie, e dopo averlo colpito con uno schiaffo, cominciò a urlare anche con lui: “Che razza di stronzo che sei!! Vi eravate messi d’accordo! E tu mi avevi giurato che l’avevi dimenticata!! Vaffanculo va!” E senza dare il tempo di replica, si rimise le mutandine bagnate, si riabbassò la gonna e andò via, a passi concitati.

Paolo e Letizia erano rimasti soli, lui ancora con il suo bel cazzo di fuori, ancora leggermente duro. Lei sapeva che questo era il momento per parlare.

“Paolo, scusa se ti ho fatto litigare con quella ma…Non ho resistito quando ti ho visto con lei, dovevo toccarmi… Ho immaginato di essere lei e mi sono eccitata subito. Sai, ho capito che ho fatto uno sbaglio… Mi piaci, mi sei sempre piaciuto e se tu non sei più innamorato di me ti capisco, però dovevo dirtelo.”

Il ragazzo rimase a bocca aperta, e fu evidente che al suo cazzo aveva fatto un certo effetto la confessione di Letizia. Era tornato duro. Senza parlare iniziò a massaggiarselo dolcemente e ad avanzare verso la ragazza.

“Se mi vuoi prendimi, sono tutto tuo. Mi sono messo con Valentina solo perché è bona e volevo farti un dispetto, ma era solo sesso.”

Letizia si avvinghiò a lui e lo baciò, gli mise tutta la lingua in bocca, e non si staccavano l’uno dall’altra. Si accarezzarono, si coccolarono.

pompino al compagno di classe in bagno

Poi lei scese in basso e prese amorevolmente quel grosso cazzo in mano. Lo masturbava e dava piccoli bacetti sul glande. Improvvisamente lo imboccò tutto e cominciò ad andare su e giù con foga. Lo sentiva ingrossarsi in bocca, quasi la soffocava, e le piaceva…

“Mmmm… tesoro sei bravissima continua… succhiamelo dai…”

“Mi piace il sapore del tuo cazzo.. buono… mmm…”

Letizia lo prese in parola e cominciò a succhiare la cappella, la succhiava e poi la rilasciava, imitando le contrazioni della fica. Entrava in bocca con difficoltà ormai, così lei lo prese in mano e prese a segarlo,leccandolo, e leccandolo…

“Ahh ahh… Amore sto per venireee!”

“Si si… riempimi di sborra!…”

“Dai continua che ti sporco tutta…”

Lei aumentò il ritmo e in pochi secondi fu investita da un fiotto di sperma, che le bagnò la lingua, le labbra e scese giù per il mento, sembrava un rivolo di latte…

“Amore… è stato bellissimo!” disse Paolo non appena si riprese “Che porca che sei!”

Lei : “Non desideravo altro da quando ti eri messo con quella troia… Dovevo dimostrartelo che sono meglio io!”

Lui: “Lo sei sempre stata.”

E dopo essersi ricomposti, uscirono dalla scuola, mano nella mano, felici di aver scoperto le carte. E la Dea, umiliata per esser stata mollata, si trasferì in un’altra città.