Estate del 1988. Io all’epoca avevo 9 anni, ero un bambino come tanti in una famiglia come tante. I miei geitori decisero quell’anno che saremmo andati in vacanza in un villaggio turistico della Toscana, a circa 2 ore di macchina da dove abitiamo.. Non sto a citare il nome della località nè del villaggio per ovvi motivi. Partimmo di domenica, era Agosto e faceva un caldo allucinante.

Papà sarebbe stato con noi giusto il tempo di accompagnarci e sostare per un giorno, poi la sera sarebbe dovuto ripartire per poi ritornare da noi il martedì , era una situazione spiacevole ma doveva sbrigare alcune cose a lavoro prima di chiudere l’azienda per le ferie estive. Il villaggio era molto bello e accogliente, l’animazione ci ricevette con entusiasmo e si respirava un clima di festa continuo. Il pomeriggio girammo per il villaggio, per prendere confidenza con l’ambiente e imparare le strade interne. Andammo all’ufficio informazioni, facemmo qualche domanda, poi l’attenzione di mia madre fu attirata da un piccolo espositore sul banco contenente dei volantini prestampati: erano inviti ad una festa in spiaggia che si sarebbe tenuta la sera stessa, una festa a tema: festa dei figli dei fiori. Lesse attentamente l’invito e ne rimase entusiasta, penso che le ricordasse la gioventù, quel clima sessantottino di libertà e trasgressione… Chiese informazioni alla signorina dell’ufficio, la quale le spiegò che è una bella festa, organizzata da una comunità di giovani del posto, che fanno ogni anno e a cui partecipa moltissima gente. Mi chiese se mi sarebbe piaciuto andare a questa festa, magari avrei conosciuto qualche bambino della mia età con il quale fare amicizia e passare le vacanze. Mio padre storse un pò il naso, magari avrebbe preferito che ce ne fossimo andati a letto alle 9 senza tanta baldoria, ma capiva che eravamo in vacanza e che bisognava divertirsi, altro che dormire…anche se per quella sera avremmo dovuto andare senza di lui…Parlottarono un pò tra di loro, poi papà mi guardò e mi disse di stare attento e di non allontanarmi dalla mamma se fossimo andati a questa festa. Arrivò l’ora che papà se ne dovette andare, quindi verso le 8 e 30, dopo cena, ci salutò e partì.

Mia madre mi chiese ancora se avevo voglia di andare a questa festa, lei sembrava così emozionata all’idea che non potevo dirle di no, in fondo a me non importava un granchè se la serata sarebbe trascorsa ad una festa in spiaggia o al tavolo del bar del villaggio, o vicino alla piscina a sorseggiare un aranciata. D’altronde nei villaggi che si fa la sera? Ci facemmo la doccia e ci preparammo, mia madre prese i biglietti con l’invito e uscimmo dal bungalow. Stavamo passeggiando per le stradine del villaggio illuminate dai lampioni, incontravamo le gente e fu in quell’occasione, osservando gli sguardi compiaciuti degli uomini che incontravamo, che mi accorsi di quanto fosse appetibile la mia mamma: 30 anni, non molto alta, pelle chiarissima, capelli castani molto lunghi, occhi verdi, non grassa ma sicuramente non magra, diciamo formosa, forse con 2-3 kg in più che assolutamente non guastavano,anzi la rendevano ancora più sexy, un bel paio di seni bianchi lattei, credo una quarta misura.

Per quell’occasione si era messa una gonna bianca con le frange in fondo, un corpetto a fiori di sopra e un paio di sandali bianchi con tacco piuttosto altino. Notai che si era data anche lo smalto alle unghie delle mani e dei piedi. Arrivammo alla spiaggia, c’era tantissima gente, alcuni falò qua ne là con gruppi di persone sedute davanti, un palco di legno con un tizio rasta che metteva musica reggae, credo che in quel momento ci fosse una canzone di Bob Marley. Sulla destra una specie di capannina dove servivano da bere…molto ben organizzata, non c’è che dire. Girammo un pò in qua e là, poi ci sedemmo su delle sedie in plastica vicino a dove la gente ballava. C’era gente veramente di ogni età, sesso e razza, nel complesso un casino mostruoso, in verità cominciava a starmi antipatica quella festa. Dopo un pò che ascoltavamo la musica mia madre mi chiese se poteva andare a ballare un pò, io avrei dovuto aspettarla li e tenerle i sandali. -OK, risposi, lei si sfilò i sandali e me li consegnò, si aggiustò la cavigliera d’oro col ciondolino, mentre si avviava verso la folla di gente che stava ballando sulle note di quella musica che ki sembrava sempre uguale. Rimasi li a fissare quella calca di gente, con i sandali di mia madre in mano, ogni tanto la vedevo tra la folla, mentre ballava e scambiava parole con altre persone, penso che stesse facendo amicizia, questo mi rincuorava perchè in fondo avevamo fatto bene a venire a questa festa. Ogni tanto lei veniva da me, mi chiedeva se era tutto ok e se mi stessi divertendo, se avevo fatto amicizia eccetera, io per non rovinare il suo entusiasmo rispondevo sempre di si. Ad un certo punto venne da me con un bicchiere in mano pieno di un cocktail che dall’odore dev’essere stato tuttaltro che analcolico, qualcuno le aveva anche donato una corona di fiori che portava sulla testa, caspita, ora si che sembrava una sessantottina! Scherzammo un pò su quell’affare che aveva in testa, poi mi disse di tenerle il bicchiere e tornò a ballare. Passò un altro quarto d’ora buono, io non ne potevo veramente più, per cui mi inoltrai nella folla in movimento illuminata dalla luna piena, la trovai, lei mi guardò con preoccupazione. Le dissi che sarei tornato al bungalow se non le dispiaceva in quanto avevo sonno ed ero stanco. Lei mi chiese se fossi capace di tronarci da solo, se ricordavo la strada, inoltre si raccomandò di non aprire a nessuno e di andare diritto a letto. Io annuìì a tutte le sue richieste, mi sorrise, mi diede un bacino sulla guancia e mi dette la buonanotte, il tutto un pò urlando perchè quella musica era molto alta e non si sentiva cosa si diceva.

Mi incamminai verso il bungalow, lasciando dietro di me quel casino infernale, mi sentii subito rincuorato. camminai per circa 10 minuti quando mi accorsi di avere ancora i sandali di mia madre in mano. Cavolo, e adesso? Non avevo voglia di tornare indietro i quell’inferno ma al pensiero che mia madre rimanesse senza scarpe e probabilmente si sarebbe rovinata i suoi delicati piedini per tornare al bungalow mi sobbalzò il cuore: le volevo molto bene e mai avrei voluto che soffrisse per causa mia. Decisi di tornare indietro e mi accinsi a tornare alla spiaggia. Arrivato li erano ormai passati 20 minuti da quando me ne ero andato, mia madre non era più tra la gente che ballava.
Girellai un pochino, poi la vidi, in lontananza: era seduta ai bordi di uno dei numerosi falò con altre persone. Mi avvicinai e la sentii ridere, anche gli altri ridevano. Mi avvicinai a loro, stavano tutti fumando delle sigarette strane, che puzzavano come la muffa ( crescendo poi, capii che erano canne ). Arrivato li osservai la situazione: oltre alla mamma, intorno al falò c’erano una coppia di stranieri, sui 50 anni, lei molto grassa, sembravano tedeschi, un tizio con un giacchetto di jeans tutto ingelatinato con la faccia piena di brufoli 3 ragazzi di colore. Uno di questi era molto magro, aveva una gran cesta di capelli ricci e decine di anelli, sui 25 anni. un altro più vecchio, penso sui 45 anni, con il sorriso sgradevole dai denti gialli tendenti al nero, storti e brutti. Il terzo era un rasta, con uno di quei cappellini colorati a righe sulla testa, vestito come uno straccione, gli orecchini e lo sguardo pungente, come se non aspettasse altro che il momento giusto in cui gli volti le spalle per fregarti. Nell’insieme erano 3 loschi individui, poco raccomandabili e sicuramente con problemi con la legge; bastava osservarli per capirlo. Comunque ero li impalato davanti a a loro e tutti mi stavano fissando con aria interrogativa. Mi rivolsi a mia madre dicendole che avevo i suoi sandali, lei mi sorrise e poi si mise a ridere ringraziandomi: era una reazione strana, non c’era niente da ridere, le avevo riportato i sandali perchè mi preoccupavo per lei, tutto qua. Per quanto, quello che stava fumando, o era troppo forte, o non c’era abituata, o entrambi, fatto stava che non era in se al 100% e si vedeva. Scommetto che quella strana roba l’avevano portata quei neri, d’altronde c’era da aspettarselo in questo tipo di feste… Comunque, mentre spiegavo a mia madre il discorso dei sandali, quello rasta si alzò e si allontanò pacato. Salutai mia madre dicendole che l’avrei aspettata al bungalow. lei mi disse di non stare sveglio e di dormire tranquillo, lei sarebbe tornata quanto prima. Mi incamminai verso il bungalow, attraversando la spiaggia rividi il nero rasta, stava portando 3 o 4 boccali di quel cocktail verso il falò, doveva essere stato a fare rifornimento alla capannina sulla spiaggia che fungeva da bar.

Entrai nel bungalow, mi spogliai, mi misi la maglietta con la quale dormo abitualmente e andai a letto, ma non riuscivo a scordarmi lo strano comportamento della mamma, ero un pò preoccupato, lo ammetto. Guardai il mio Casio: segnava le 22 e 26, di solito a casa dormo già da almeno mezzora. Ero stanco, e mi addormentai. Fù però un sonno turbato e agitato, non dormivo bene, poi ad un certo punto mi svegliai completamente. Guardai verso il lettone matrimoniale, sicuro di vedere la mamma che dormiva, ma…non c’era. Accesi ancora la lucetta del mio Casio, segnava le 2 e 43, era tardissimo! Rimasi a rigirarmi nel letto incazzato e impaurito, ce l’avevo con la mamma, ma dove diavolo era? perchè non tornava? cosa stava facendo? Basta, mi alzai deciso di andare a cercarla, magari le era successo qualcosa, o si era persa, o si era addormentata in spiaggia vicno al falò… Mi vestii e tornai a passo molto veloce alla spiaggia. Ormai non c’era quasi più nessuno, solo lattine di birra vuote, i falò mezzi spenti, la musica molto bassa, qualche persona qua e la che fumava e le onde del mare che finalmente si facevano sentire di nuovo, senza il baccano di quella musica infernale. Girovagai in lungo e in largo per tutta l’area della festa, qualcuno mi vide e mi chiese se mi fossi perso, risposi di no e che era tutto ok, stavo per abbandonare la ricerca di mia madre quando incontrai i tedesconi che erano con lei al falò. Gli chiesi se sapessero dove fosse mia madre, rispose la signora in un italiano biascicato misto ad inglese, indicandomi la pineta, mi fece capire che era andata con i tizi che erano con loro, che alloggiavano in pineta da qualche parte. Li ringraziai e mi addentrai dentro la pineta che confinava con la spiaggia. era una grande pineta che divideva il mare dalla strada, in quell’occasione era colpma di macchine, roulotte, tende, gente accampatasi li per la notte, quelli che erano venuti da fuori per la festa. Girai in mezzo a quei veicoli nel silenzio più completo. Dentro alla pineta il caldo era incredibile, era umido e appiccicoso, mi ritrovai completamente sudato nel giro di pochi minuti, forse anche perchè stavo procedendo a passo molto veloce nell’ansia di ritrovare mia madre. Passai vicino ad ogni macchina dove vedevo che c’era gente che era sveglia o attività umana, controllai tutte le roulotte che avevano ancora la luce accesa o c’era gente in veranda a veglia, ma niente, senza risultato. Poi in lontananza vidi una lucetta molto debole, fioca. Andai in quella direzione, ormai avevo controllati dappertutto, il bosco si infittiva sempre di più, meno male che la luna piena faceva un pò di chiaro. Arrivai alla luce: veniva da un piccolo camper, molto vecchio, uno di quei rottami ricavati da un furgone, pieno di scritte fuori e disegni strani fatti con gli spray, era di color azzurro: un vero schifo. Ero a circa 2-3 metri dal camper, mi avvicinavo furtivo, non avrei voluto impaurire i suoi occupanti o destare sospetti, volevo solo controllare se la mia mamma era li. In quel momento sentii delle voci provenire da dentro e poi una risatina, era la voce di mamma! Si, ne ero sicuro, mia madre era li dentro. Mi avvicinai ancora, ero ansioso di vedere e controllare che stava bene. Le uniche entrate possibili erano gli sportelli del conducente e del passeggero, e io non volevo aprirle, non era casa mia, per cui la curiosità mi spinse a guardare da uno dei 4 oblò laterali. C’era una lampadina attaccata al soffitto accesa, dentro era un macello di stracci, lattine, cicche, posaceneri, cd, cuscini, coperte e altro. In tutto l’abitacolo interno un gran fumo e una gran puzza di canne. Poi spostai la visuale verso il dietro del furgone, non riuscivo a vedere bene perchè quei maledetti oblò erano troppo alti, vidi un pezzetto di materasso, con delle coperte sopra che scendevano giù, sentivo parlare a bassa voce e non capivo dove fosse la gente all’interno. Guardai in basso, vidi il parafango della ruota posteriore, infilai un piede e l’appoggiai sopra alla ruota, mi tirai su e finalmente ebbi una visuale un pò più completa.

festa hippie scopata da neri

Vidi 4 gambe nere magre e nude avvinghiate a 2 gambe femminili, bianche e morbide, riuscivo solo a vedere dalle cosce in giù: tutte e sei le gambe luccicavano di sudore, riconobbi i piedi di mia madre: piccoli, bianchi, morbidi, ben curati e con lo smalto blu, inoltre riconobbi la cavigliera dorata; quella era la mamma, non c’era dubbio, era sdraiata, intrigata, nuda con quei loschi neri della spiaggia…. Il cuore mia andava a mille, ero confuso, non ero preparato ad una scena del genere, rimasi imbambolato per qualche secondo. Poi 2 gambe nere si districarono, era il tizio con la cesta di capelli enorme, si mise seduto sul letto, madido di sudore, completamente nudo,mi dava le spalle, si girò verso l’altro lato del furgone e si alzò. Ricordo che rimasi impressionato dal membro enorme che gli ciondolava tra le gambe, ricordava una proboscide di un elefante mentre veniva sbattuto da una gamba all’altra durante i passi. Mia madre e l’altro rimasero nel letto ma cambiarono posizione, si misero di fianco, ora vedevo le natiche bianchissime di mia madre, nude. Stavano parlando, ma non capivo cosa dicessero, poi la mano nera di lui si appoggiò sul fianco di lei, le accarezzò il fianco e di seguito tutta la coscia per l’intera lunghezza, sempre mentre parlavano, poi risalì e trovò la natica sinistra, aprì di più la mano e la palpò, per diversi secondi. Dopo qualche attimo fu mia madre a tirarsi su nel letto, aveva il viso sudato e i capelli appiccicati ale guance e alla fronte, quella pelle chiara in mezzo a tutto quel nero e quella sporcizia contrastava paurosamente, lei aveva un mezzo sorriso ebete, ma sempre bellissima; si vedeva che era sfinita, sfiancata, senza forze. Si tirò su e si avviò verso il davanti del camper, lasciando scoperto l’uomo che era sdraiato con lei: era ancora di fianco, molto magro e nerboruto, era quello rasta dallo sguardo cattivo che stava fissando il culo di mia madre mentre camminava dentro al camper, sorridente, Aveva un erezione a metà, anche lui dotato di un arnese spropositato, tendente vistosamente verso sinistra, con il glande viola e gonfio,il raffronto con quello di papà mi venne spontaneo: non cè nemmeno gara. Sentii tirare lo sciacquone o qualcosa del genere, la mamma doveva essere stata in bagno. All’improvviso mi cedettero le mani e fui ostretto a mollare la guarnizione dell’oblò alla quale mi ero tenuto per tutto il tempo, in equilibrio sulla ruota del camper. Mi accovacciai in terra, avevo il fiatone come se avessi fatto la maratona di new york, sentivo il cuore battere a 1000, mi sentivo le guance in fiamme: un misto tra stupore, gelosia, rabbia, paura, sdegno, vergogna, curiosità. Fù un turbinio di sensazioni e emozioni fortissime, mi passavo la mano tra i capelli e mi tenevo la fronte, pensavo di avere la febbre a 40. Dentro ancora delle voci, io avevo le gambe che tremavano. Rimasi li in quelle condizioni non so per quanto tempo, forse 10 minuti o un quarto d’ora, o forse per 2 ore, non saprei dirlo. L’istinto mi diceva di scappare via e tornare al bungalow, chiudermi dentro e non parlare più alla mamma, aspettare il babbo il martedi per raccontargli tutto, mi resi conto che avevo fatto un balso di età di 5-6 anni, dovevo pensare come un grande, avevo visto cose che non avrei mai immaginato, tutti i miei tabù sul sesso spazzati via in pochi minuti, le curiosità, i discorsi sentiti dagli amici più grandi sulle donne, sullo scopare, tutte queste teorie astratte ora mi erano dolorosamente concrete. Realizzai che ero arrivato solo pochi minuti dopo che questi improvvisati amanti avevano fatto l’amore, come avrei reagito se li avessi colti sul fatto arrivando qualche minuto prima? Riuscii non so come dopo un tempo indeterminato a riprendere coscenza, ero sudato e accaldato, le gambe avevano smesso di tremare, il cuore aveva rallentato. Ormai ero in gioco e volevo scoprire il più possibile. Rimontai ancora sulla ruota e guardai dentro all’oblò ma il materasso era vuoto, in quel lato del furgone non c’era più nessuno. Scesi allora e girai intorno al furgone cambiando lato, stavolta andai sull’oblo’ anteriore. Altra scena da infarto. Davanti all’oblò c’era una specie di vecchia macchinetta per il caffè che impallava la vista, comunque riuscii a vedere abbastanza distintamente cosa stava succedendo: c’ era una poltrona da un lato del furgone, mia madre era seduta li, semi sdraiata con le mani sui braccioli, le sue gambe oscenamente spalancate. Davanti a lei il nero con i denti marci, di spalle, in ginocchio con la testa tra le sue cosce, le mani di lui sui fianchi di lei come per tenerla immobilizzata in quella posizione: sembrava dal movimento della testa che stesse leccando, e sicuramente era così. Mia madre apriva e socchiudeva la bocca, la testa reclinata all’indietro e gli occhi chiusi, l’espressione di una ricercata estasy, le sue mani stringevano quei braccioli di tela schifosa, le sue unghie smaltate luccicavano alla poca luce della lampadina al soffitto. Ancora la sensazione di non avere più le gambe e una tremarella improvvisa, pensavo che stessi per cedere e cadere a terra. Poi uscì dal cesso o non so da dove quello con la cesta di capelli enorme, si fermò davanti a loro, guardò la scena qualche istante, passò dietro alla poltrona e si inchinò verso il viso di mia madre. Cominciò a pomiciare con lei, le sue mani nel frattempo raggiunsero i suoi prosperosi e bianchi poponi, stringevano, palpavano, spostavano di lato, su è giù, ne testavano la consistenza e infine titillavano i capezzoli. La scena durò qualche minuto, quello che la stava pomiciando da dietro mentre le palpava il seno raggiunse un erezione spaventosa: sembrava un cannellone di legno, un manganello per picchiare la gente.

Era chiaro che ancora non avevano finito, forse si davano il turno essendo in tre, e ognuno voleva prendere il più possibile di quel corpo puro e candido che forse neanche nei loro sogni più bramosi avrebbero mai sperato di possedere. Che gran fortuna che avevano avuto, come suol dirsi: perle ai porci. Di sicuro mia madre non era coscente fino in fondo di quello che stava facendo, complici le canne e il cocktail (sangria forse?) alcolico al quale non è abituata, o forse era solo voglia di trasgredire repressa, che è esplosa quando ce ne è stata l’occasione, o forse era stato il clima che le ricordava quel periodo così emozionante della sua vita, oppure, molto più banalmente, non aveva saputo resistere 3 gran cazzoni neri che le avrebbero fatto provare sensazioni incredibili, il tutto nell’arco di una notte di cui nessuno avrebbe mai saputo nulla. Poi il tipo che la stava leccando nell’interno delle cosce, si alzò, la schiena sudata luccicante e nerissima, le sue manoni nere afferrarono le gambe di mia madre, da sotto le ginocchia, le gambe le furono divaricate ancora di più, il tipo armeggiò qualche attimo con la testa china verso il pube di mamma, poi lo vidi inarcarsi, lentamente, verso di lei, la stava penetrando. La stava tenendo per le gambe e i suoi colpi erano sempre più ritmici, sempre più violenti, affondava tra quelle bianche gambe sempre più profondamente, fino a far muovere tutto il camper, la poltrona doveva toccare una delle pareti del camper perchè si sentivano botte metalliche molto rumorose ad ogni pompata.

Lei stava gemendo, mentre l’altro continuava a baciarla, a leccarle le labbra, il viso, il prosperoso seno… Poi quello che la stava fottendo si inarcò un ultima volta emettendo un gemito cagnesco, rimanendo inarcato completamente verso la mamma, le natiche strette e le gambe intirizzite mentre spurgava tutto il suo orgasmo dentro di lei. Persi ancora le forze e dovetti lasciare la guarnizione di gomma che mi fungeva da appiglio, atterrai negli aghi di pino di quella umida e calda pineta, le mani mi facevano malissimo, non sentivo più le ginocchia e credo di essere stato molto vicino ad un crampo.

Nel frattempo dentro, il silenzio, poi qualche parola detta sottovoce, poi ancora silenzio. Dopo circa 10 minuti di riposo e di sconvolgimento mentale ebbi ancora il coraggio di guardare dentro. Ripresi la mia posizione e scrutai ancora dall’oblò del camper: stavolta la mamma era sdraiata supina sul materasso, il nero rasta con lo sguardo cattivo le era sopra, lei aveva la faccia sudata e colma di piacere, le sue mani stringevano il lenzuolo. Lui le era sopra e con movimenti ondulatori la penetrava da dietro, la sua faccia era indescrivibile: i denti stretti serrati, l’espressione di rabbia e foga, gli occhi luccicanti nella penombra, sembrava il diavolo in persona. I loro visi erano vicini, le gambe di lei strette tra quelle di lui, da dove ero io si vedevano le loro facce e le natiche nere che ondulavano avanti e indietro, avanti e indietro, avanti e indietro, le sue manacce nere che tastavano dappertutto, passando dalle cosce ai seni, dalle gambe alla bocca, dal viso ai fianchi, a momenti stringevano i capelli di lei e tiravano indietro, fino a farle strattonare la testa indietro, ma mia madre sembrava sempre di più in preda al piacere e al godimento più assoluto. Decisi che avevo visto anche troppo, tornai al bungalow, mi infilai a letto, non mi addormentai subito, penso che passai almeno 2 ore a ripensare a quello che avevo visto. La mattina dopo mi svegliai col sole alto, guardai verso il letto di mamma: era li che dormiva profondamente, guardai il mio casio, segnava le 10 e 19. Aspettai qualche attimo poi andai in bagno, i vestii della mamma erano buttati per terra, come se si fosse spogliata velocemente. Frugai tra tutta quella roba, trovai le sue mutandine, le presi in mano, erano stranamente ruvide e inteccherite, le aprii, al suo interno qualcosa simile a colla secca ne aveva appiccicate le pareti interne, credo che molto probabilmente sia stato lo sperma ricolato giù dalla sua vagina mentre attraversava la pineta per tornare al bungalow. La giornata passò normalmente, lei era naturale come sempre, il martedi arrivò papà e la vacanza proseguì, il tutto nella più completa normalità.